Ho scoperto una favola, in una conchiglia…
La raccontava il mare…
Ho trovato una perla bianca, sulla spiaggia…
L’aveva dimenticata una sirena…
Ho visto una barca, sulla sabbia…
Era un vascello, per navigare i sogni…
Ho ascoltato una melodia sepolta…
Erano canti marini…
Ho sentito la brezza forte, sulla pelle…
Era un’anima imprigionata, che volava e volava verso la felicità…
E il silenzio spezzava il niente…
Oh, ecco, ecco, riapro i miei occhi, e riporto al mio udito quel caro ricordo di mare, a me prezioso forse quanto la vita…
Oh, la mia meravigliosa conchiglia bianca, che pareva di porcellana, dal cuore di madreperla! E vi giuro, non mi stancherò mai di riascoltare il suo canto, lo riascolterò per sempre, perché narra di felicità e tristezze, di gioie e sofferenze, di misteri e di passioni…
Una voce era prigioniera della conchiglia e diceva:..
- O anima passante e fuggitiva, un’anima giace sepolta qui dentro, come un segreto del mare! E se una dolce parola mi rivolgi, io ti rispondo…
No, non era l’eco!..
Era una sirena, una sirena, che ripeteva il suo canto per l’eternità, prigioniera di quel silenzio triste…
E questa è la sua storia…
Oh, ecco, ecco, mi sembra di rivederli!..
Nuotavano insieme, quasi abbracciati, nelle profondità turchine del mare…
Oh, sì, andavano tenendosi per mano, laggiù, nel blu…
Erano loro, Sirena e il suo marinaio, e si vedevano tutte le meraviglie degli abissi, si vedevano i coralli, le conchiglie, le stelle di mare…..
Oh, sì, perché sotto la superficie azzurra di quell’acqua c’era un secondo cielo, forse più favoloso e immenso di quello che sta sopra i nostri occhi!..
Le due anime nuotavano, abbracciate…
E vi giuro, ai miei occhi sembravano incatenate, strette da un filo sottile, d’argento, che la lingua dei mortali chiamava affetto…
Non una parola turbava il silenzio fatato…
E si vedevano tanti pesci meravigliosi…
Oh, quanti colori, quanti colori! Sì, era un arcobaleno!..
E lei era soave e bianca, così soave, e bianca, che… oh!..
Pareva fosse una regina e volesse mostrare al suo compagno le sue case e i suoi castelli… E giocavano, oh, certo, giocavano, quasi fossero stati fanciulli!..
E tutto accadeva lì, nell’azzurro stellato e di perla…
I capelli di lei erano come alghe… gli occhi suoi, stelle di mare…
E i due amanti si baciavano laggiù, sugli scogli sommersi, pareva dovessero restare lì per sempre, per sempre, come se il blu fosse la loro tomba di tenerezza…
E lei, prima che si separassero, diceva al suo compagno:..
- Non andartene! Non lasciarmi qui, sola nel mio paradiso triste!..
Ma erano richiami d’illusione…
E risuonavano laggiù, nelle profondità immense e perdute, tanto a lungo, che parevano un’eco melodiosa…
Ma il marinaio doveva andare. Il marinaio aveva la sua nave!..
Che altro poteva darle, se non la promessa di ritornare, di ritornare sempre, sempre, sempre, finché l’abbraccio della morte… oh, non fatemici pensare!..
E rammento di una spiaggia fredda, battuta dai venti di mare… La sabbia volava e volava tutt’intorno, pareva un deserto, eppure era lì che era nata la loro felicità…
Il marinaio camminava scalzo sulla sabbia, con la sua pipa di legno fra le labbra, il cappello blu e la barba bianca…
Lì intorno c’erano soltanto lui e la sua capanna di paglia…
E gli occhi suoi guardavano i gabbiani bianchi, che volavano in alto nel cielo, le ali spalancate, si libravano nel vento, al di sopra di ogni cosa, gettando le loro grida roche e vaghe…
Il mare era burrascoso, feroce…
Ah, ma lui lo conosceva bene, il mare! Lui l’aveva esplorato, l’aveva navigato e costruiva la sua barca, per mettersi in viaggio, e andare dove io non so. Erano fratelli…
Un giorno la sua nuova nave sarebbe stata pronta e allora… Oh! Non fatemici pensare…
Lo sapete che cosa brillava in quegli occhi, oh, lo sapete?..
Io ho visto quell’immagine, riflessa nelle sue pupille e bella come una visione! Era un’immagine di guerra e di forza, un’immagine di morte, davvero, sì!..
Il mare, furioso, assassino…..
Gli albatri, che volavano sopra le onde, e la schiuma bianca, e riempivano il cielo con le loro urla cupe!..
Una nave, che lottava contro gli abissi…..
I marinai, urlanti!..
La fiocina alla mano, dovevano, volevano colpire, perché il mostro usciva dagli abissi, sì, lui, lui, lui, il mostro, improvvisamente, dal mistero!..
La balena!..
Poi, tutt’a un tratto, quel grido, che pareva il barrito di un elefante morente, confuso con i muggiti del mare…
E poi, le onde altissime, la schiuma, gli albatri, le voci forti degli uomini adirati… ah!..
Questo era quello che si vedeva brillare negli occhi del nostro marinaio. E forse voi non lo sapete, ma aveva le braccia ricoperte di tatuaggi bigi e di cicatrici, di ancore, fiocine e morsi di pescicane…
Il vento forte gli spettinava i capelli già bianchi e la barba…
Era lì, sì, l’amico della sirena…
E a volte… Oh, mi sembra di rivedere quei magici momenti!..
Nei giorni di luce, quando il sole, a mezzogiorno, tingeva d’oro puro gli scogli e l’acqua si faceva d’argento, lei veniva, oh, sì, lei veniva!..
Si mostrava lì, fra le rocce, dove la voce affettuosa del mare era più magica e fatata…
E tutto era così tranquillo, tutto era così incantato, che… oh!..
Gli occhi suoi brillavano come due astri generati dal mare, era lei, lei, lei, la bellissima, la dea. I capelli suoi erano agghindati con tante perle…..
A volte, lui non c’era, oh, ma che cosa importava che ci fosse oppure no, ella era meravigliosa!..
Mi sembra ancora di vederla…
La voce sua era l’incanto…
- Vieni, non avere paura, ti porterò con me laggiù negli oceani, dove proibito è l’accesso a ogni mortale!..
Così diceva la bella…
E lo ripeteva sempre, sempre, sempre. Le parole sue morivano nel gorgogliare tranquillo del mare celeste…
E c’era tanta luce, tanta luce, che… oh!..
Poi, più nulla…
Per un attimo, si vedeva la coda d’argento di lei, Sirena, poi se ne andava, tuffata giù giù, nel suo blu. Ma se fuggiva, era soltanto per ritornare. Sì, era così…
E c’era una casa, sulla spiaggia, una casa tutta nera, con il tetto sconnesso che cadeva giù a pezzi, a poco a poco, un po’ alla volta…
Là, si diceva, stavano i pirati…
Oh, ma forse, erano morti, tutti morti, ormai, e si riunivano lì soltanto il sabato notte, quando i loro spiriti cattivi facevano baccano e spavento, baccano e spavento, sì…
Una volta, a me è parso di vederli…
Alcuni avevano un uncino, al posto del braccio, altri, la gamba di legno, alcuni si scolavano bottiglie di ruhm, altri giocavano a carte, o alla mora…
Le bottiglie cadevano giù e si rompevano in mille pezzi, in mille pezzi… Era buio, poche candele accese illuminavano la scena. Avevano rotto una lampada, che giaceva dimenticata sul pavimento ricoperto di cocci…
C’era anche un ragazzaccio, con un occhio solo (una benda nera gli copriva quello che aveva perduto in un arrembaggio), che suonava la fisarmonica e ballava su una cassapanca alla quale mancava un piede…
Cantava:..
- Le sette belle figlie… Bum! Bum!..
Poi, scoppiava la rissa. E fuori, il mare era in burrasca!..
Buu… Buuu… Buuuuuu… Che muggiti! Che tuoni! Che lampi! Che scoppi! Pareva che gli abissi si fossero rovesciati sulla terra. Ah, che immagini cupe!..
Che spavento!..
Non fatemelo ricordare…
Non fatemici pensare…
Lasciatemi piuttosto pensare a lei… Oh, sì, sì, rivedo lei, Sirena, e il suo bel marinaio!..
Lui correva lungo la spiaggia, mentre lei lo seguiva, nuotando lungo la riva del mare, ed era bello, proprio come vivere in un sogno…
Dove andavano, dove?..
Io non lo so, non me lo voglio neppure chiedere, non importa… Io li seguo, vado con loro dovunque, dovunque mi porti il destino, o la mente…
E si sentivano le loro grida di felicità…..
Oh, mi sembra di sentirle ancora, adesso, mentre vi scrivo, dentro di me! E’ come se tutto questo fosse accaduto ieri…
- Vieni, corri, andiamo via, lontano!..
- Oh, dove?..
- Che importa? Tuffati nel mare, nuota insieme con me! Fuggiamo! Fuggiamo! Fuggiamo…..
La voce di Sirena risuonava turchina nel suo eco…
E c’era tanta luce, che tutto pareva una magia, un’invenzione, un’immagine fantastica e lieta insieme, toccata dal blu…
Era così, sì!..
- Vieni, non avere paura. Andiamo in un posto bellissimo dove volano i gabbiani… Vieni… Vieni…..
Queste erano le parole melodiose di lei…
E suonavano leggere come la voce del mare tranquillo, senza onde, nelle grotte. Ah!..
Paradisi!..
Poi, li rividi…..
Stavano seduti insieme, su quello scoglio lontano che pareva una conchiglia azzurra!..
Sirena era emersa dall’acqua, il sole faceva brillare forte la sua coda d’argento, che sembrava fatta di tanti piccolissimi diamanti…
E tutto scintillava…
Oh, sì, il cielo brillava, il mare brillava, gli occhi di lei, brillavano!..
E si sentiva sempre la voce di quell’essere sublime, che rideva, rideva e rideva, ma d’un riso incantato e giocondo, che nessuno può raccontare…
Io non mi ricordo bene quello che si dissero…
Ma che cosa importa?..
Lei teneva in mano una piccola arpa, incrostata di madreperla. E il marinaio la guardava, sì, la guardava, perché voleva darle una cosa, una cosa che aveva preparato per lei, chissà quanto tempo prima…
Era una collana di perle e di fiori…
E così, semplicemente, gliela infilava al collo, quel lungo collo proporzionato e lungo, piano piano, piano piano…
Sirena intanto gli regalava un sorriso…
Poi, più nulla!..
Un tuffo, il rumore del mare blu, quel saluto, quel brillar d’occhi. . Ella se n’era andata!..
Dove?..
Chissà!..
Ma la verità era che Sirena non lasciava mai il suo marinaio, neppure la notte, neppure nei sogni. Oh, sì, lei c’era sempre!..
Perché?..
Misteri!..
E una volta… Oh, una volta, lei andò da lui, per raccontargli una leggenda triste, che quasi non si può dire! Una leggenda, che forse era una storia vera…
La storia della sorgente di lacrime…..
Sì, la vecchia sorgente, che stava sepolta in una grotta in fondo all’oceano, davvero!..
Oh, perché raccontargliela? Perché non tacere quel segreto di mare, invece che rubarlo alle profondità blu che lo custodivano? Perché? Perché?..
Era la storia di una fanciulla uccisa dal pirata, annegata, con una pietra azzurra legata al collo. E i capelli suoi, gli occhi suoi, le mani sue, mentre andava giù, parevano appartenere a una statua bianca…
Possibile? Sì…
Era sprofondata piangendo… e il suo ultimo desiderio era stato quello di diventare una sorgente e di poter piangere in eterno lacrime di cristallo e di topazio. Oh, forse, voi non ci credete!..
Ma in realtà era così…
E nessuno si ricordava più di quella storia, fuorché lei, la bella Sirena…
Era la leggenda delle sorgente di lacrime… la leggenda della sorgente di lacrime, sepolta in una grotta sottomarina! Che tristezze!..
Malinconie turchine e stellate!..
E adesso dirò delle cose cupe che si vedevano in quel paese lontano, fatto di sogni e di spiagge bianche…
Oh, sì, dirò del vecchio vascello!..
Tutto accadeva a mezzanotte, quando la luna tingeva le onde del suo scarlatto e le piccole stelle sembravano tuffarsi nel mare, per illuminare un secondo cielo sommerso…
Era così, sì…..
Ed ecco, ecco, a poco a poco la marea faceva ritirare le onde e il fondale poteva guardare il cielo, nudo del suo mantello azzurro. Apparivano gli scogli, bianchi bianchi…..
E poi, quel vascello. Oh, sì, era andato a picco lì, centinaia e centinaia di anni prima, io non so quando davvero, io non so…
E si vedevano le vele, quasi intatte, gli alberi, il timone, lo scafo di legno, incrostato di alghe e conchiglie, di alghe, e conchiglie, sorelle del tempo e del mistero…
Luna folle!..
Perché, perché illuminare tanto? Perché non custodire un segreto, che apparteneva soltanto alle stelle? Mah! Io non so.
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